mercoledì 10 febbraio 2010

Attività didattica I nomi derivati

Nel programma di Italiano della seconda classe di scuola Primaria legati ai nomi alterati troviamo i nomi derivati.
Nella didattica possiamo scegliere oltre ai modi per far apprendere e comprendere i concetti, anche i tempi. Quando i concetti sono molti simili, in relazione anche all'età degli alunni, talvolta si preferisce lasciar passare del tempo tra un argomento e un altro.
A me piace complicarmi la vita e far lavorare alacremente il cervellino dei miei alunni e proprio per comprendere quanto abbiamo appena imparato, ci metto vicino proprio ciò che gli somiglia di più. Perchè? Perchè lavorare sulle differenze  significa focalizzare sui collegamenti, spiegare in maniera raffinata cosa accade in un caso e cosa in un altro. Costruirci sopra le ipotesi coi bambini e continuare i nostri ragionamenti sulla lingua. Capire perchè è fatta così coglierne le sfumature: associare, dissociare, unire, dividere, ipotizzare, scoprire, collegare.
Una cosa che cerco di mantenere sono gli schemi per la spiegazione. In questo cerco di non disorientarli perchè sono piccoli e  il metodo lo stanno costruendo.

Quello che segue è lo schema della procedura, nel file di download trovate entrambi: schema e esercizi.

Nomi alterati nomi derivati: un unica radice
Siamo ripartiti pertanto dalla radici dei nomi e abbiamo ricostruito uno schema, così:

Cosa sono i nomi derivati
Facciamo scrivere una definizione simile a questa:
Sono nomi derivati quei nomi, cui aggiungendo una parte diventano nomi nuovi con un altro significato.
Ora facciamo notare la differenza rispetto ai nomi alterati. Nel disegno dei nomi alterati avevamo quattro case con qualità diverse, in questo disegno abbiamo una radice comune, ma il nome diventa "altro dal nome stesso" si trasforma in un altro oggetto. In questo passaggio si cela la comprensione per similitudine e differenza. I bambini comprendendo questo passaggio hanno imboccato la strada per capire la tipologia dei due nomi.

Dal nome derivato al nome primitivo
Lavorando ancora sulla radice presentiamo subito un esercizio, nel file di download trovate anche gli altri,
ventilatore, ventaglio, ventata derivano dalla parola ----->  VENTO
Gli esercizi sono da eseguirsi collettivamente, il metodo è quello di spiegarli e far provare i bambini da soli, poi affinchè nessuno si senta lasciato solo, lavorare sulle risposte collettive.

Dal nome primitivo al nome derivato
Aiutandosi anche con il dizionario completare una tabella: cercare almeno due nomi derivati per ogni nome primitivo:
braccio -----> bracciale / abbracciare, evidenziando le radici anche quando stanno dentro al nome, facciamo notare questa particolarità.

Nome derivato o nome alterato
Completare la tabella a doppia entrata,
il fatto che i nomi sono alternati non è un errore. Serve a pensare a cosa stiamo facendo e far si che la compilazione non diventi meccanica. Quando si completa lo schema in classe, si concorda assieme quale nome è alterato e quale è derivato.
Ma arrivati a questo i bambini avranno davvero pochi dubbi...

Download attività didattica: I nomi derivati
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domenica 7 febbraio 2010

Attività didattica: I nomi alterati

Ci sono attività che sono divertenti per antonomasia. Apprendere i nomi alterati appartiene a questa categoria di attività, perchè i bambini si divertono proprio a giocare con le parole: già alla scuola infanzia occorrerebbe fare giochi di parole per abituare i bambini a diversificare il linguaggio e a coglierne le differenze di significato. E' divertente  prendere un nome farlo diventare più piccolo, più grande, più grazioso e più brutto. 
In classe seconda Primaria non possiamo ridurre tutto ad un gioco o almeno non basta. La riflessione linguistica presuppone conoscere e capire come si forma e si usa la lingua italiana.
Dopo una prima fase di esplorazione del contenuto occorre che il gioco si trasformi in attesa di sapere e scoprire, di percepire il fascino delle parole e di tutti i legami che fra  esse esistono. E come in un domino scoprire che dietro una parola se ne cela un altra, e che dietro un significato ve n'è più di uno, che ci sono infiniti modi di formare le frasi.
Ma andiamo con ordine perchè la strada da fare è si compone di una serie di incroci, alla fine del quale avremo fatto capire ai nostri alunni ben più di cosa significa un nome alterato.

Per iniziare
Partendo da una parola, eseguiamo assieme ai bambini una serie di variazioni:

LIBRO
Librino, libretto, librone, libraccio
Sempre tramite domande stimolo facciamoci spiegare dagli alunni come intendono le parole pronunciate e cosa significano. Dopo aver dato degli esercizi a casa presentiamo il primo schema.

Diminutivo, accrescitivo, vezzeggiativo, dispregiativo
Disegniamo alla lavagna uno schema come questo e facciamolo copiare ai bambini, chiaramente lo riempiremo con le indicazioni che loro stessi ci daranno.
Questo schema permette la visualizzazione immediata di cosa succede alle parole alterate: cosa indicano, in che modo e come si trasforma la parola.

Il nome alterato contiene in sé una qualità:
Qualche volta il nome può cambiare per esprimere una qualità, (grande, piccolo, bello o grazioso, brutto o vecchio), senza usare l'aggettivo.
Facciamo scrivere questo concetto e diamo la scheda di completamento come sotto, la trovate nel file allegato.
Una volta completata la tabella, passiamo agli esempi pratici, ci permetteranno di far capire come si usa e cosa modifica negli elaborati scritti e nel linguaggio parlato l'uso dei nomi alterati.

Facciamo scrivere:
Come cambia la frase con il nome alterato?
Senza il nome alterato
"Cenerentola indossò una piccola e graziosa scarpa di cristallo"
Con il nome alterato:
"Cenerentola indossò una scarpetta di cristallo"
Altri esempi: " Pinocchio incontrò un ragazzo brutto e maleducato" "Pinocchio incontrò un ragazzaccio", "Biancaneve vide nel bosco una piccola e graziosa casa", "Biancaneve vide nel bosco una casetta".
Ora diamo ulteriori elementi di comprensione attraverso una tabella spieghiamo come si forma la parola alterata:

La parola alterata si compone di una parte fissa e una che cambia:
Leggiamo assieme ai bambini la tabella con gli esempi. Non devono memorizzare i cosiddetti suffissi, anzi non li dobbiamo nemmeno accennare. 
Chiediamo semplicemente, aiutandoci con un esempio:

PORT-A
PORT-ICINA
quale parte rimane uguale?
quale cambia?
PORT = parte fissa; A= (che indica il genere e la quantità) parte che cambia.
PORT= parte fissa; ICINA= parte che cambia, in questo caso indica una porta piccola.
Ora alla lavagna facciamo degli esercizi collettivi che servono a chiarire a chi non ha capito.

Infine
Condividiamo coi bambini una riflessione su quanto appreso e di come le parole si prestino al gioco, conoscerne i "comportamenti" significa possedere le chiavi per scrivere bene. Conquistiamoli al piacere delle lingue parlate e scritte. Facciamo capire loro che conoscere una lingua, saperla scrivere significa possedere un potere. Il potere di saper comunicare con questo codice stupendo così conosciuto ma anche così ancora da scoprire. a loro il compito di fare nuove scoperte: in qualsiasi modo scrivano, sul quaderno, al pc e perfino su muri.

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mercoledì 3 febbraio 2010

Attività didattica: la fattoria

La fattoria  argomento per le classi prima e seconda di scuola Primaria è principalmente legata alle scienze, ma logicamente si presta alla trasversalità in italiano, geografia, storia e tecnologia. L'attività che presento è adatta anche agli alunni di scuola Infanzia.
E' doveroso considerato l'argomento, fare una premessa.
Far capire ai bambini cosa è una fattoria, se non ne hanno mai vista una è veramente difficile, per cui archiviamo da subito l'ipotesi di poterla spiegare. E accade più di quanto non si pensi che bambini di cinque o sei anni non abbiano mai visto una fattoria. Questo non è un bene naturalmente e penso  ai bambini delle grandi periferie urbane; con ristretti mezzi economici, non mi pare strano che a cinque anni conoscono solo la realtà dei palazzi condominiali, privi di alberi e di spazi adatti ai bambini.
La scuola può sicuramente fare qualcosa. Principalmente aderire ai progetti che finanziano le visite alle fattorie didattiche, dove con aggiunta di cifre accettabili da parte delle famiglie è possibile far vivere almeno per un giorno la realtà della fattoria in maniera concreta o progettare un uscita ad hoc. E se proprio non è possibile fare un uscita didattica, cercare di far capire ai bambini cosa è una fattoria aiutandosi con attività pratiche.

Iniziamo giocando con una filastrocca:
La fattoria

La fattoria sta fuori città:
non è un paese è un'altra realtà.
In mezzo ai prati o alle colline
ha una casina e tante galline.
Cani, gatti, mucche, asinelli,
conigli, maiali, oche e cavalli.
Ogni animale ha dove stare,
pecore e capre a pascolare.

E’ dura la vita del contadino
comincia presto il suo mattino,
e finisce tardi alla sera
che sia d’inverno o in primavera.
Ma la fatica è ripagata
dalla vita all’aria aperta.
E allo scolaro di città
dice “la vita è questa qua”,
resta con noi in fattoria
imparerai con allegria!
(Rosalba)


Costruiamo un cartellone o
predisponiamo il lavoro individuale
Scarichiamo da Midisegni la serie dei disegni sulla fattoria, salviamoli e riportiamoli su un foglio di word, stando attenti alla proporzione dei disegni. Se facciamo un lavoro collettivo stampiamo una copia di ogni disegno, altrimenti stampiamo raggruppando i soggetti necessari per ciascun bambino. Sul sito trovate la casa la stalla, il pollaio, la porcilaia, la conigliera, l'orto, gli attrezzi, le macchine agricole e tutti gli animali: asino, cavallo, oche, galline, conigli, capre, pecore, toro, mucca, vitello e via dicendo.
Se il lavoro lo facciamo svolgere sul quaderno usiamolo aperto su due pagine così:
E' venuto un lavoro stupendo, i bambini si sono divertiti a ritagliare, incollare e soprattutto sono stati molto soddisfati del risultato finale. Questo alunno di prima ha raccordato i colori e le figure che sembrano disegnate più che incollate.

Attraverso Internet in laboratorio di informatica mostriamo qualche immagine di fattorie didattiche
In questo link una piccola animazione con la canzone della vecchia fattoria
In questo link le immagini di una masseria di Napoli
Certamente le immagini non sono esaustive, aiutano a dare un idea ai bambini.

Entrambe le classi dove insegno avranno la fortuna di partecipare ad un progetto sulle Fattorie Didattiche della  provincia del Medio Campidano che prevede l'arrivo dei proprietari della fattoria in classe per  due incontri e noi andremo in fattoria per due volte: abbiamo scelto di conoscere il percorso del salumi.

Proseguire l'attività
Per gli alunni di scuola infanzia è sufficiente nominare gli animali e operare ad esempio delle classificazioni: ordinarli in base al numero delle zampe, organizzarli in base alla tipologia: mammiferi o ovipari. Fare la classificazione degli ortaggi, ipotizzare la vita del contadino in campagna. Elencare i possibili prodotti che si possono ottenere in fattoria: latte, formaggi, uova, carni e tutti i derivati. Costruire un cartellone delle tipologie.

Per gli alunni di prima e seconda primaria tutte le attività di cui sopra possono essere fatte per iscritto: classificazioni anche mediante uso di tabelle, sottocartelloni con brevi descrizioni delle attività presenti in fattoria: allevamento, coltivazione, lavorazione di materie prime (latte, carne, cereali) descrizione dei prodotti derivati. 

La fattoria nel laboratorio di informatica: i disegni di Midisegni possono essere colorati anche con Paint, basta cliccare con il tasto destro sul disegno una volta scaricato e aprirlo con il relativo programma e procedere con la colorazione delle singole parti dei disegni, come nella casa sotto. Un volta colorati si possono mettere su un foglio di word e stamparli oppure costruire una presentazione aggiungendo i commenti o i testi dei bambini.
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lunedì 1 febbraio 2010

43^ Edizione Premio H.C. Andersen per fiabe inedite

Ai tanti lettori, che siano essi bambini, ragazzi, genitori, insegnanti semplici appassionati di fiabe segnalo la 43^ edizione del Premio H. C. Andersen, bandito dal comune di Sestri Levante. Si avete capito bene possono partecipare tutti dai bambini agli adulti, ovviamente divisi in categorie come specificato sotto:
Il Comune di Sestri Levante, nell’ambito della 43a edizione del Premio “Hans Christian Andersen - Baia delle Favole”, bandisce un concorso per una fiaba inedita e mai veicolata sulweb, articolato nelle seguenti Sezioni di autori:
SCUOLA MATERNAda 3 a 5 anni: in gruppo.
BAMBINI da 6 a 10 anni: individuale o in gruppo.
RAGAZZI da 11 a 16 anni: individuale o in gruppo.
ADULTI di età superiore a 16 anni: individuale.
(La sezione di appartenenza si riferisce all’età anagrafica degli autori e non a quella dei lettori ai quali la fiaba è destinata).
Il resto del bando lo potete leggere direttamente sul sito http://www.andersenpremio.it/  che vi invito a visitare; e se siete abituati a lavorare e scrivere solo con il computer non preoccupatevi da questa edzione è possibile partecipare al Premio via web, senza praticamente doversi recare nemmeno alla posta. Il mio invito naturalmente va alle scuole perchè è possibile far partecipare i bambini a gruppi, ricordate che l'invio degli elaborati è possibile entro il 15 marzo 2010.


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domenica 31 gennaio 2010

Sfondi desktop, wallpapers e calendari per febbraio 2010 di Smashing Magazine

Eccoli imperdibili come sempre gli sfondi desktop, i wallpapers e calendari di Smashing Magazine per iniziare bene il mese di febbraio e totalmente gratuiti. Come sempre bellissimi e vari sono in totale settanta, tre in particolare mi hanno colpito, il volto di Charlie Chaplin e il richiamo nostalgico a un cinema in bianco e nero di altri tempi:

Il doveroso richiamo a San Valentino imminente con l'immagine di uno scambio di doni tra ragazzi in una stanza familiare di affetti e oggetti, compresi gli animali domestici:

L'ultimo dei settanta dedicato ad Haiti, un mese intero per ricordare che c'è ancora bisogno di aiuto:

Cliccate sulle immagini e verrete riportati direttamente al sito dove potrete scaricare gratuitamente lo sfondo desktop da voi preferito in molteplici formati o il calendario per un mese intero in compagnia di Smashing Magazine
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sabato 30 gennaio 2010

E' online la terza edizione di EcoLogicaCup: olimpiadi dell'ecologia per i giovani

Vi piace l'ecologia e amate le competizioni, pensate di sapere tutto? Ecco la sfida che fa per voi se frequentate le scuole secondarie di primo grado, sul sito EcoLogicaCup.

Come partecipare
Per partecipare alla competizione ogni scuola secondaria di primo grado può iscrivere una o più squadre, le squadre possono essere composte da un minimo di 12 a un massimo di 30 alunni, ciascuna affiancate da un allenatore-insegnante della scuola.
Non è necessario apppartenere tutti alla stessa classe, si possono formare squadre provenienti da classi diverse, piuttosto ogni squadra deve darsi una organizzazione con compiti specifici: un capitano che predispone il lavoro del gruppo, un addetto al computer che è responsabile dell'inserimento delle risposte e i giocatori che concorrono assieme al capitano e all'addetto al computer alla risoluzione dei quesiti.
Ogni squadra è coordinata e allenata da un professore che fa da docente referente per la squadra che, da questa edizione  può essere coadiuvato da un allenatore in seconda; l’allenatore in seconda è uno studente che ha partecipato a precedenti edizioni e che ha acquisito il ‘patentino’ superando la selezione.
Le strutture necessarie per potr partecipare sono:  un'aula, o un laboratorio, riservato esclusivamente alla competizione.

La gara
La gara si svolgerà il 13 aprile 2010 in un'unica sessione, dalle 9.30 alle 12.30, secondo un preciso programma. Sarà possibile per parenti e amici connettersi e seguire in diretta la gara e i risultati.
L'iscrizione deve essere effettuata dal docente referente (l'allenatore della squadra) dovrà pervenire entro il 31 marzo 2010 esclusivamente compilando un modulo disponibile on line.

Gli allenamenti
Sul sito, dopo aver perfezionato l'iscrizione,  è possibile allenarsi per prepararsi alla gara.

I premi
Sono previsti premi per le prime tre squadre classificate, la migliore scuola (cioè la scuola che avrà ottenuto il punteggio massimo dato dalla somma dei punteggi di tutte le squadre presentate) e per la squadra che si è allenata di più.

Sul sito sono presenti una serie di argomenti riguardanti l'ambiente corredate da altrettante attività pratiche. Cliccando sull'immagine accedi direttamente al sito:
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giovedì 28 gennaio 2010

La paura: strumenti per raccontarla

Nell'insegnamento l'abitudine di tendere l'orecchio ai pensieri dei bambini, che arrivano solo in certi momenti di confidenzialità non devono mai mancare. Uno di questi momenti è per me e credo per tanti colleghi di scuola Primaria e Infanzia, la ricreazione: quando dopo i compiti ci si rilassa per un breve pasto e uno scambio di battute. L'abitudine di mangiare coi bambini e di scambiare con essi piccoli assaggi di merenda l'ho coltivata da sempre.
Da noi in classe si offre ciò che si ha e io ho sempre nell'armadio la "riserva" per coloro che dimenticano la merenda. Perchè? Perchè mi piace non solo occuparmi del cibo della mente e credo che rientri tra i compiti piacevoli dell’insegnante rendersi conto se i bambini fanno una pausa adeguata.
Il momento della merenda è il momento dello scambio delle coccole. Tanti sono i bimbi che si avvicinano con l'intenzione di raccontarsi, di sciogliere un dubbio o scambiare semplicemente due parole. O vengono ad offrire un grissino o ad assaggiare un craker della maestra. Scambiare cibo ha qualcosa di arcaico che rende più saldi i rapporti e i vincoli anche quando sono vincoli basati sulle conoscenze.
E' durante questi momenti che ho raccolto un invito a parlare della paura.

Le paure dei bambini
Il primo passo per quest'attività è invitare i bambini attraverso il titolo
Racconta la tua paura...
a scrivere semplicemente ciò che suscita in loro paura: paura del buio, paura di essere rapiti, paura di restare soli, paura degli insetti, paura dei terremoti, paura del terrorismo, paura della corrente, paura del fulmine, paura del gas, degli ufo.
E' curioso come bambini che sanno appena scrivere, lo facciano in maniera così determinata quando si tratta di scrivere di cosa hanno paura.

Da cosa nasce la paura?
Questa è la domanda che ci siamo posti nella seconda fase del nostro lavoro. Il dibattito collettivo, dove l'insegnante modera e sollecita risposte e riflessioni, evitando di dare risposte preconfezionate, ma lasciando che i bambini riconoscano nella loro esperienza quotidiana le radici delle paure.
La paura nasce:

  • Da un fatto vissuto in prima persona che ci ha spaventato: ad esempio essere restati soli da piccoli e aver chiamato la mamma che non ha risposto subito.

  • Da un esperienza negativa: aver preso la scossa elettrica in prima persona o aver saputo da altri a cui è accaduto di aver preso la scossa. (Tutti abbiamo paura della corrente elettrica anche senza aver preso la scossa!).

  • Dai racconti degli adulti, dalle notizie in TV, dai film.
Le paure irrazionali e razionali.
Il discorso si può allargare comprendendo che le paure non sono tutte uguali, ad esempio la paura dei topi o dei cani compresi quelli di piccola taglia, ma anche del buio, delle streghe, dei fantasmi sono irrazionali in quanto:
Le paure irrazionali derivano da minacce inesistenti: il buio, i topi, i cani, i gatti, i fantasmi, i serpenti, il cimitero.
Invece:
Le paure razionali derivano da pericoli possibili: il gas, la corrente, il terremoto, il fulmine, il fuoco, i rapimenti, gli incidenti.
Durante questo passaggio, se  la paura di essere rapiti coincide con la paura degli zingari va spiegato che una paura non va identificata con le persone. In quanto qualunque adulto può in realtà decidere di rapire un bambino. Far comprendere perchè i bambini piccoli fino a che non sono in grado di avere reazioni adeguate, soprattutto in luoghi affollati, debbono stare vicino agli adulti.
A questo punto la paura si spiega come meccanismo di difesa: il timore ci protegge  dai pericoli. La prudenza serve a compiere le azioni in modo corretto (esempio dell'utilizzo del phon in bagno).

La percezione dei pericoli: un esempio classico è la paura dell'aereo, se chiediamo agli alunni di indicare quale mezzo è più pericoloso tra l'auto e l'aereo, diranno in coro l'aereo, come molte persone. Invece statistiche alla mano si corrono molti più rischi in auto che in aereo. Facciamo capire che questo avviene allo stesso modo per il terrorismo, che viene percepito come minaccia concreta e che in queste paure hanno grande influenza le notizie sentite al telegiornale o lette sui giornali.

Disegnare la paura:
Dopo aver fatto la distinzione sulle paure derivanti da pericoli reali e quelle derivanti da pericoli inconsistenti, si può passare alla produzione visiva e cioè far disegnare la propria paura e darne una definizione, così:



Costruzione del racconto con il supporto dello schema:
Parla di un fatto che ti ha messo paura:
Con l'utilizzo di uno schema, invitiamo gli alunni a raccontare un fatto che ha messo loro paura. Richiamiamo le tre parti principali del testo: INIZIO, SVILUPPO e FINALE che avremo sicuramente presentato nelle altre tipologie testuali.
Facciamo completare secondo questo schema basato su una serie di domande.
Titolo: _______________ (Andrà messo per ultimo)
Inizio:
Quando è accaduto il fatto?
Dov'è accaduto?
Chi c'era con te?
Svolgimento:
Racconta cosa è successo
Finale:
Cosa è accaduto alla fine?
Far mettere il titolo rileggendo la parte riguardante lo sviluppo, dove accade il fatto vero e proprio.

Ricomporre il testo:
Ora è possibile ricomporre il testo trascrivendo solo le risposte. Invitare i bambini a rileggerlo per rendersi conto che le risposte hanno originato il racconto. Così:


Per concludere far scrivere una sorta di promemoria
Ricorda:
per scrivere un racconto puoi aiutarti con le domande. Durante l'inizio rispondi alle domande Quando è successo, dov'è accaduto il fatto e chi c'era con te. Nello svolgimento raccontare cosa è successo. Nel finale rispondere alla domanda Come è andata a finire.

Morale abbiamo parlato a lungo di paura e abbiamo imparato a non avere paura di cose inesistenti, ad avere una sana paura che serve a proteggerci dai pericoli veri!

Download: La paura strumenti per raccontarla
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lunedì 25 gennaio 2010

Unità didattica Il Carnevale tra passato e presente: un itinerario geografico.

Leggendo la filastrocca Carnevale Moderno si comprende come il Carnevale può essere una buona occasione per riflettere coi bambini sul cambiamento dei costumi, inteso come modo di pensare e di agire. Per capire come le nostre scelte sono influenzate dalla pubblicità. Con i bambini non sono necessari tanti discorsi. E' sufficiente far notare loro questo: raccontare come si faceva fino qualche decennio fa, quando il costume di Carnevale era il risultato di un rimaneggiamento di abbigliamento normale o se la mamma se la cavava con filo e ago poteva con le sue mani e stoffe di recupero, cucire un vestito. 
Le maschere di riferimento erano quelle classiche: Zorro, Pinocchio, Fatine, Pierrot, Arlecchino e via dicendo.

Costumi di Carnevale oggi
Con l'era della TV e l'avvento dei grandi centri commerciali è cambiato tutto: i personagi da imitare sono diventati quelli dei cartoon o dei film e in commercio ai prezzi più disparati si può comprare il "sogno" del proprio eroe del momento. Non è così per tutti i bambini, ma lo è per la stragrande maggioranza e purtroppo le mamme che in controtendenza cercano di creare con le loro mani (e risparmiare anche, il che non guasta) si ritrovano a combattere vere e proprie battaglie.

Dopo aver argomentato le diverse esperienze tra passato e presente:

Allestire un cartellone con le maschere della Commedia dell'arte
Inizialmente spieghiamo in maniera semplice che...

Le maschere tradizionali: Arlecchino, Colombina, Brighella, Dottor Balanzone, Pulcinella sono in gran parte quelle che si rifanno alla Commedia dell'arte che nata in Italia nel XVI secolo e rimasta popolare sino al XVIII secolo. Le rappresentazioni non erano basate su testi scritti ma dei canovacci (traccia) detti anche scenari.  Inizialmente queste rappresentazioni si tenevano all'aria aperta con una scenografia fatta di pochi oggetti.
Le compagnie erano composte da dieci persone: otto uomini e due donne. All'estero era conosciuta come "Commedia italiana". La parola "arte", significava "mestiere" e si chiamava anche: commedia all'improvviso, commedia a braccio o commedia degli Zanni.
Colombina è il nome di una maschera veneziana della Commedia dell'Arte. È la scaltra servetta fidanzata di Arlecchino. È molto maliziosa e convince Arlecchino ad esaudire ogni suo desiderio, soprattutto a comprarle tutto ciò che desidera. Nelle rappresentazioni spesso viene corteggiata del padrone Pantalone, facendo ingelosire Arlecchino.
Arlecchino è una famosa maschera bergamasca della Commedia dell'Arte. Il suo nome in lingua francese è Arlequin, mentre in inglese viene chiamato Harlequin. E' una maschera molto antica che deriva dall'unione di altre maschere. Rappresenta il servitore.
Pulcinella (napoletano: Pulecenella) è una maschera napoletana della commedia dell'arte. La maschera di Pulcinella è stata inventata ufficialmente nella seconda metà del Cinquecento. Le origini di Pulcinella sono però molto più antiche. Le ipotesi sono varie: c'è chi lo fa discendere da “Pulcinello” un piccolo pulcino perché ha il naso adunco; c'è chi sostiene che un contadino di Acerra, Puccio d'Aniello, nel '600 si unì come buffone ad una compagnia di girovaghi di passaggio nel suo paese.
Pierrot è una maschera nata in in Italia verso la fine del Cinquecento. Il nome di Pierrot è un francesismo che deriva dal personaggio italiano della Commedia dell'Arte, chiamato Pedrolino.
Pantalone è una maschera veneziana, anch'esso  personaggio della Commedia dell'Arte. Pantalone nasce a Venezia intorno alla metà del '500, rappresenta il tipico mercante vecchio e avaro.
Balanzone (da balanza, bilancia, rappresentazione ironica della Giustizia), detto anche Dottor Balanzone, è una maschera di origine bolognese. Appartiene anche'esso alle maschere della Commedia dell'Arte. Nativo dell'Emilia, dove ha compiuto gli studi, è il classico personaggio "serio", sapientone e presuntuoso che si lascia andare spesso in lunghi e  complicati discorsi infarciti di citazioni colte in latino maccheronico.
Brighella è il compare di Arlecchino. Entrambi sono i servi della commedia dell'arte, ed entrambi sono nati a Bergamo. Brighella non fa solo il servo come Arlecchino, ma un'infinità di altri mestieri, non sempre onesti. Così si ritrova sempre in mezzo a svariati intrighi. Elementi caratteristici del personaggio sono la prontezza e l'agilità della sua mente, per escogitare inganni e preparare trappole in cui far cadere il prossimo, tutto questo solo per il gusto stesso di imbrogliare gli altri. È intrigante, molto furbo e senza scrupoli. Brighella inoltre è un tipo bugiardo, racconta frottole con sicurezza e convinzione che è quasi impossibile distinguerle dalla verità. Inoltre è molto abile nel cantare, suonare e ballare.
Gianduja (in piemontese Giandoja) è una maschera popolare torinese di origini astigiane. Il suo nome deriva dalla locuzione Gioann dla doja ovvero Giovanni del boccale. Allegro e godereccio, incarna la figura  del  "galantuomo" Piemontese coraggioso, assennato, incline al bene e fedele alla sua inseparabile compagna Giacometta.
Stenterello è la maschera tradizionale di Firenze. Conosciuto come l'unica maschera del Carnevale e del Teatro fiorentino. Ha un fisico magro, sparuto, gracilissimo, come colui "che pare cresciuto a stento". E' piccolo di statura, di carnagione giallastra, la fronte spaziosa e le ciglia arcuate.
Rugantino è una maschera del teatro romano. Questa maschera impersona un tipico personaggio romanesco, "er bullo de Trastevere, svelto co' le parole e cor cortello", il giovane arrogante e strafottente ma in fondo buono e amabile. L'aspetto caratteristico di Rugantino è l'arroganza, infatti il suo nome nasce dalla parola romanesca ruganza ovvero "arroganza".
Meneghino (in milanese Meneghin) il cui nome è un diminutivo del nome Domenico (milanese Domenegh e Menegh). È una maschera della Commedia dell'arte che si identifica con la città di Milano. Di origini incerte all'inizio pare fosse Meneghin Pecenna in quanto parrucchiere pettegolo.

Le grandi sfilate di Carnevale in Italia
Altre importante manifestazioni riguardanti Carnevale si svolgono a:
Viareggio dove vi si svolge uno dei più importanti e maggiormente apprezzati carnevali d'Italia e d'Europa. A caratterizzarlo a livello internazionale sono i grandi carri allegorici  che sfilano lungo la passeggiata di fronte al mare di Viareggio, nelle domeniche fra gennaio e febbraio. Sui carri sono poste enormi caricature in cartapesta di uomini famosi nel campo della politica, della cultura o dello spettacolo. Burlamacco, raffigurato sotto è la maschera tipica.



Carnevale di Putignano, che si trova in Puglia, la cui origini non sono certe, pare che sia uno dei più antichi Carnevali d'Europa la maschera tipica è Farinella che deriva da un piatto tipico della zona.
Anche il Carnevale di Cento ha origini molto antiche, si svolge aopunto a Cento cittadina dell'Emilia Romagna. E' l'unico carnevale Italiano a essere gemellato con il Carnevale di Rio de Janeiro. Ogni anno il vincitore della sfilata dell'anno precedente si reca a Rio dove partecipa alla sfilata dei carri.
Il Carnevale di Venezia è uno dei più antichi e conosciuti al mondo. L’attuale Carnevale di Venezia è diventato un grande e spettacolare evento turistico, che richiama migliaia di visitatori da tutto il mondo che si riversano in città per partecipare a questa festa considerata unica per storia, atmosfere e maschere.
Lo Storico Carnevale di Ivrea, famoso per il suo momento culminante della Battaglia delle Arance, è invece considerato il più antico al mondo, seguendo un cerimoniale scritto mai interrotto dal medioevo ai nostri giorni. L'intero carnevale ha il pregio di rappresentare, sotto forma di allegoria, la rivolta dei cittadini per la libertà dal tiranno della città.
Nelle arcidiocesi di Milano si osserva il carnevale Ambrosiano, cioè il Carnevale è prolungato fino al savbato successivo al martedì grasso, giorno in cui termina ovunque il carnevale. Si racconta che  il vescovo sant'Ambrogio fosse impegnato in un pellegrinaggio e avesse annunciato il proprio ritorno per carnevale, per celebrare i primi riti della Quaresima in città. La popolazione di Milano lo aspettò prolungando il carnevale sino al suo arrivo, posticipando il rito delle Ceneri che nell'arcidiocesi milanese si svolge la prima domenica di Quaresima.
Ricordiamo allora qualche tradizione folkloristica regionale meno nota.
In Sicilia tra le maschere più caratteristiche del passato occorre decisamente ricordare quelle dei "Jardinara" (giardinieri) e dei "Varca" note soprattutto nella provincia di Palermo e quelle dei "briganti" e quella del "cavallacciu" note soprattutto nel catanese.
Mammutones e Issohadores in Sardegna. Famose e antiche maschere sarde, rappresentano la lotta tra i contadini oppressi e i rappresentanti dei potenti: i Mammutones vestono pelli, indossano una maschera di legno senza espressione tenuta da un fazzoletto, sono carichi di pesanti campanacci e camminano con ritmo cadenzato; gli Issohadores, in pantaloni bianchi, giubbetto rosso, largo scialle femminile alla vita, fanno roteare con grande abilità' i loro lazos con cui, in antico, prendevano uomini e bestie.
A questo punto è possibile organizzare una vero e proprio tour delle maschere e delle sfilate della Penisola italiana. Basterà integrare il presente lavoro con le maschere della propria regione.
Fotocopiate in formato A3 la cartina allegata al file, stampare le foto delle maschere, se necessario rimpicciolitele cliccando sull'angolo della foto, farle ritagliare e incollare accanto a ciascuna regione di provenienza, con una freccia fate collegare la maschera alla relativa regione.
Il lavoro è divertententissimo pr i bambini anche se non conoscono le regioni, è anzi un modo per conoscerle diverso e piacevole, io l'ho proposto ai miei alunni di seconda, e semplificato al massimo lo proporrò agli alunni di prima.

L'unità didattica in forma semplice, solo nominando regioni e maschere e/o sfilate,  è adatta anche agli alunni di cinque anni di scuola Infanzia. L'attività intera può essere ridotta solo alle maschere della Commedia dell'arte. Viceversa si può ridurre alle sole sfilate di carnevale. Si presta ad eventuali espansioni sulle tradizioni regionali e in particolare di quella di appartenenza.

Download Le maschere della commedia dell'arte  e le grandi sfilate italiane: un itinerario geografico.

I materiali di questo post che ho riadattato all'uso didattico, sono di varia provenienza, il principale è Wikipedia.
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